Le aree d'intervento



L’intero territorio dei sei comuni interessati dall’intervento ricade, come del resto tutta la fascia est della Regione, tra le `Zone svantaggiate ex direttiva CEE 75/268`. I due Sistemi Locali del Lavoro di Norcia e Gualdo Tadino, in cui ricadono cinque dei sei comuni, sono tra quelli definiti nel `Piano di Sviluppo rurale per l’Umbria 2000-2006`, ad `alta ruralità`: la ruralità umbra presenta una sostanziale coincidenza fra le emergenze più intense di ruralità e quelle di marginalità.
Lo scenario identificato vede gli insediamenti rurali andare verso una progressiva senilizzazione, verso una preoccupante riduzione dei livelli d’istruzione superiore e verso un apparente e diffuso spopolamento che coinvolge in particolare le aree lontane dagli agglomerati urbani.

La caratterizzazione socio-economica delle aree rurali è ancora fortemente condizionata in senso agricolo; tale composizione della struttura produttiva, dato il basso livello dei redditi che si riscontra nel settore primario ed industriale rispetto al terziario, si riflette anche in bassi livelli di reddito pro-capite. Allo stesso modo si riscontra un’elevata correlazione tra l’indice di ruralità e modesti tassi di attività e quindi di vitalità del mercato del lavoro. Si riscontrano inoltre alti livelli di diffusione del lavoro autonomo che possono essere interpretate come sintomo di persistenza di artigianato arcaico o di effervescenza imprenditoriale moderna.

Infine, i sei comuni dell’area si collocano nei due gruppi di comuni più svantaggiati identificati in uno studio realizzato da Cresme nel 2000. Tale studio dal titolo `L’Italia del disagio insediativo` descrive spopolamento e impoverimento di vaste aree pedemontane, montane e insulari. I due gruppi di comuni maggiormente svantaggiati sono definiti come:

vecchio mondo antico: caratterizzato da aree collinari e montane, bassa densità demografica con popolazione anziana, bassa natalità, saldo demografico passivo, basso livello di istruzione, struttura commerciale polverizzata, offerta turistica non sufficientemente sfruttata, basso livello di reddito;

sabbie (poco) mobili: caratteristiche simili al gruppo precedente anche se meno accentuate, il problema in questo caso è la difficoltà di ravvisare punti di forza di tali aree sulle quali far leva per rilanciare lo sviluppo.

In tal senso per i comuni ad alta marginalità dell’area dell’intervento, l’istituzione di parchi e riserve rischia di definire `AREE PROTETTE DALLO SVILUPPO` laddove ci si limiterà a porre vincoli e freni alle attività produttive piuttosto che realizzare interventi di riqualificazione ambientale, di miglioramento infrastrutturale, d’incentivazione alla crescita economica e di formazione professionale che dovrebbero attenuare o risolvere il cronico stato d’isolamento di tali comunità.

Nel testo che segue vengono sinteticamente descritte le principali caratteristiche socio-economiche dell’area che identificano la discriminazione degli abitanti rispetto al mercato del lavoro.

La struttura produttiva del Parco del Monte Cucco: I principali settori di occupazione sono rappresentati dalle attività industriali e di servizio, che hanno progressivamente sottratto quote di attività all’agricoltura. L’assetto del settore terziario, sembra tuttavia scaturire, alla luce della bassa soglia demografica ed economica, da meccanismi compensativi volti ad una ridistribuzione del reddito. L’assetto gravitazionale dell’area di studio evidenzia inoltre come la popolazione svolga le proprie occupazioni all’insegna di una certa mobilità, con un tasso di pendolarismo superiore a quello medio regionale.

Le strutture produttive extra-agricole poggiano generalmente su una base dimensionale molto parcellizzata e vertono essenzialmente sui comparti manifatturieri e delle costruzioni. In particolare si registrano al 1991, per i vari settori, tassi percentuali addetti/unità pari a 46,34 per l’industria; 23,80 per il commercio; 14,93 per le altre attività; 14,93 per le istituzioni, con un indice complessivo di 3,22 addetti/unità locali nell’area di studio.

La caratterizzazione dei terreni, che vede l’alternarsi dei seminativi ai prati e ai pascoli impedendo coltivazioni spiccatamente intensive, determina contemporaneamente una consistente presenza di strutture agricole ad elevata classe di superficie (molte aziende dispongono di oltre 50 ha.), facendo con ciò registrare una situazione omogeneamente rapportata al dato medio regionale, anche per quanto attiene alle forme di conduzione.

La struttura produttiva del Parco dei Monti Sibillini: In un territorio gestito quasi integralmente dalle attività agro-silvo-pastorali le modalità dell’agire economico assumono un ruolo fondamentale nella determinazione dei caratteri paesaggistici. Dalle analisi effettuate emerge una significativa differenziazione dell’agricoltura praticata, ed in particolare si rilevano: porzioni di territorio fortemente caratterizzate dalla presenza di ecosistemi semi-naturali come i boschi cedui ed i prati pascolo; porzioni di territorio in cui prevale la superficie agricola utilizzata (seppure in forma estensiva) rispetto ai boschi; porzioni di territorio in cui l’utilizzo a fini agricoli è più intenso; porzioni di territorio che non sembrano avere una specifica caratterizzazione.

Si ha dunque preminentemente la diffusione di un’agricoltura a carattere estensivo (con bassa rilevanza di seminativi), con rese per ettaro piuttosto basse, praticate in aziende per lo più a gestione familiare (94% delle giornate lavoro deriva dall’utilizzo delle forze lavoro familiari), che non consentono alle aziende d’essere concorrenziali, anche per la mancanza di produzioni caratterizzate da forte tipicizzazione (ad esclusione della lenticchia di Castelluccio) e di produzioni `biologiche`. Le produzioni arboree sono caratterizzate quasi esclusivamente dalla castanicoltura. La diffusione dell’allevamento, praticato per lo più con il sistema semibrado, sconta la mancanza d’appositi laboratori ed attrezzature per la prima lavorazione del latte.

Si nota un degrado della `risorsa pascolo` a causa di un eccessivo sfruttamento effettuato in passato. In questa situazione si ha, in modo progressivo ma lento, la perdita di connotazione montana dell’agricoltura accompagnata da uno spopolamento consistente (ma non dirompente come per altri territori montani). Nell’ultimo decennio, l’integrazione economica del territorio del parco con alcuni sistemi locali contigui ha contribuito a limitare le possibili conseguenze negative sull’evoluzione demografica dell’area.
Le infrastrutture dell’area nel suo complesso: Lo spopolamento di gran parte dell’area ha provocato un elevato degrado di manufatti, impianti urbani e paesaggi agrari, non più sottoposti a periodica manutenzione. Una grande quantità di edifici isolati, rilevanti sotto il profilo storico e architettonico, capisaldi di antiche strutture territoriali, risultano essere in cattivo stato di conservazione. L’area ad eccezione di Norcia ed in misura minore da Fossato di Vico è negativamente caratterizzata dalla totale assenza di servizi.
La valutazione delle reti, in termini di efficienza rispetto alle funzioni specifiche ed ai contesti attraversati, volta ad apprezzare caratteri tecnico-funzionali, morfologici, e percettivi, ha messo in evidenza una serie di disfunzionamenti:

a) disordine nella convivenza delle reti: fruitive, (viabilità principale e secondaria, sentieri montani, percorsi ciclabili, etc.); tecnologiche (elettricità, gas, adduzione e smaltimento idrico, etc.); ecologiche (di spostamento di specie animali, di propagazione di specie vegetali);

b) carenze nella rete di fruizione del territorio ai fini della valorizzazione delle risorse locali e dello sviluppo turistico;

c) disorganizzazione e carenze delle attrezzature e dei servizi ricettivi e di assistenza turistica all’interno del Parco;

d) disordine e carenze nelle reti tecnologiche di adduzione e smaltimento.

E’ stata rilevata infine una serie di problematiche originata da previsioni urbanistiche inadeguate: a fronte del fatto che la maggior parte dei comuni non ha ancora adeguato il proprio strumento urbanistico comunale a quello paesistico regionale si fa notare la presenza di:

sovradimensionamenti di aree destinate a espansione residenziale, artigianale-industriale, commerciale;

localizzazioni di aree residenziali e produttive interferenti con la naturalità dei luoghi;

disegni di modelli di accrescimento insediativo tipici delle aree urbane in crescita.

In conclusione: le caratteristiche dell’area sono riassumibili nei seguenti elementi:

difficoltà nel mantenimento dei livelli demografici;

tendenza all`invecchiamento della popolazione;

marcato tasso di disoccupazione;

bassi tassi di istruzione

pendolarismo nello svolgimento delle attività;

presenza di aziende agricole ad elevata classe di superficie;

coltivazione non intensiva;

parcellizzazione della base dimensionale delle strutture produttive extra-agricole;

bassi livelli di reddito;

Incremento delle presenze turistiche in una situazione di carenza di modelli di sviluppo turistico integrato e delle relative strutture.

Torna Su