Le aree d'intervento



L'area interessata dall'intervento è quella del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano coinvolgendo 95 Comuni della provincia di Salerno

L’analisi dei dato socio economici del territorio d'intervento evidenzia un dualismo tra la fascia costiera del Parco e quella dei comuni dell’interno; tuttavia l’analisi dei Sistemi Locali del Lavoro mostra che molti SLL comprendono al loro interno almeno un comune costiero. Ciò indica un certo grado di complementarietà tra le aree interne con la fascia costiera. In particolare le attività produttive insediate lungo la costa producono effetti anche nell’interno: molte persone residenti si spostano, infatti, soprattutto nella stagione turistica, lungo la costa per svolgere lavori stagionali nell’industria turistica.

L’istituzione del Parco nell’area del Cilento rischia di definire una `AREA PROTETTA DALLO SVILUPPO` laddove ci si limiterà a porre vincoli e freni alle attività produttive piuttosto che realizzare interventi di riqualificazione ambientale, di miglioramento infrastrutturale, di incentivazione alla crescita economica e di formazione professionale che dovrebbero attenuare o risolvere il cronico stato di isolamento di tali comunità.

L’analisi delle serie storiche della popolazione per il periodo 1861-1991 mostra una crescita dei residenti nell’intera area assai più ridotta che per il resto del paese; tale dinamica è tuttavia il frutto di due situazioni fortemente differenziate:

Nella zona costiera infatti la popolazione è cresciuta del 130% con ritmi superiori a quelli della provincia di Salerno e molto simili quelli della media italiana; tale trend crescente è proseguito anche negli ultimissimi anni; ciò ha comportato uno sfruttamento a volte non sostenibile delle risorse presenti nell’area;

Nelle zone montuose dell’interno invece la popolazione era cresciuta fino al 1961 di un modesto 12% per poi ridursi nuovamente nel 1991 ai valori del 1861 per effetto delle forti migrazioni verso il settentrione italiano o il nord-Europa; se questa situazione può essere considerata positiva data la vocazione naturalistica dell’area essa evidenzia allo stesso tempo le caratteristiche di una economia prevalentemente rurale nella quale gli abitanti mostrano una scarsa propensione a rimanere ed investire nei luoghi di origine;

Anche la distribuzione degli abitanti per età riflette le diverse dinamiche su esposte: nelle aree interne il peso delle classi di età superiori è molto più consistente rispetto alle classi di individui più giovani; al contrario lungo la costa, gli effetti dei recenti insediamenti hanno comportato un abbassamento dell’età media e quindi un peso maggiore delle classi con individui più giovani.

Ulteriori svantaggi della popolazione dell’area Parco rispetto a quella della provincia sono riscontrabili in termini di livello di istruzione e formazione.

Sensibili differenze possono essere riscontrate con riguardo:

al tasso di analfabetismo: 6,9 contro il 5,2% provinciale (ma in alcuni comuni dell’interno la quota supera il 10%;

le persone senza titolo di studio: 19,2 contro il 15,8%;

il numero di diplomati: 13,3 contro il 16,2% della provincia.

Il turismo nell’area ha fatto segnare nell’ultimo decennio ottime performance sia in termini di arrivi che di presenze; sulla base dei dati EPT di Salerno si rileva per l’anno 1998 un miglioramento del movimento turistico pari al 6% circa. Nel dettaglio va precisato che la costiera cilentana conferma la sua capacità di attrazione esercitata sugli stranieri, che da più di un trentennio includono nei loro percorsi culturali queste aree, sia nei confronti degli italiani che hanno incrementato le loro presenze.

La distribuzione tra le varie aree è tuttavia sempre più a favore della costa; ne consegue che solo con una accorta politica di intervento per le aree interne e con lo sviluppo di iniziative integrate capaci di offrire pacchetti che associano alle bellezze naturali il mare, la cultura lo sport, la cucina e le manifestazioni folkloristiche, potranno offrire anche alle aree più marginali, ma non per questo meno valide dal punto di vista dell’offerta, una significativa possibilità di decollo.

I dati più recenti sul turismo nell’area, mostrano inoltre dei segni di deterioramento in relazione al venir meno di quelle condizioni congiunturali favorevoli che si erano manifestate nel corso degli anni `90 (maggiore competitività rispetto ad altre aree concorrenti in termini di prezzo conseguentemente alla svalutazione della lira).

Vengono quindi alla luce i problemi più importanti del turismo dell’area che sono quelli legati alla bassa qualità di un’offerta turistica di massa, fortemente impattante sull’ambiente, connotato da una bassa professionalità, da mancanza di sicurezza riguardo qualità dei servizi, prezzi, criminalità etc.

Inoltre, sulla costa, ad una situazione di offerta alberghiera di piccole dimensioni e modesta qualità si è aggiunto il fenomeno degli immobili affittati e tutto il litorale è ormai gravemente intaccato da uno sviluppo urbanistico di pessima qualità. La zona collinare e montana non è stata affatto interessata dal fenomeno turistico: la sostanziale inesistenza di strutture ricettive è confermata dal fatto che negli ottanta comuni del Parco soltanto 35 presentano attività ricettive.

Un ulteriore problema è rappresentato dalla mancanza di infrastrutture con particolare riferimento alle vie di comunicazione che sono assolutamente insufficienti ed inadeguate ad una concreta politica turistica, in grado di mettere in rete le singole aree locali che permetterebbe di collegare i punti di eccellenza del parco e di renderli più fruibili.

In conclusione, quello del Parco è un territorio caratterizzato da una realtà socio-economica fortemente differenziata e caratterizzata da notevoli divari, pure in presenza di alcuni significativi elementi strutturali comuni. Gli elementi di svantaggio comuni a tutta l’area sono, oltre ad una sostanziale debolezza infrastrutturale, a significativi episodi di diffusa disoccupazione specie giovanile ed alla mancanza di elementi di autopropulsività, sono soprattutto due:

Un basso livello dell’indicatore relativo alla varietà delle attività produttive; ciò costituisce un indubbio elemento di debolezza strutturale dell’economia locale che la espone al cosiddetto rischio settore;

Una significativa dipendenza delle economie locali da trasferimenti di reddito dall’esterno attraverso: pensioni, pendolarismo, rimesse dagli emigranti, flussi di spesa connessi al turismo stagionale.

Tali situazioni determinano tra le altre cose livelli di reddito nell’area sostanzialmente più bassi della media regionale; ciò è verificato da un livello dei depositi per sportello pari a 21 milioni contro una media regionale all’incirca doppia, e soprattutto un imponibile medio nell’area di circa 13 milioni annui.

D’altra parte sono attivi processi di differenziazione, che sono tra l’altro all’origine di preoccupanti fenomeni di squilibrio economico e sociale, i cui elementi principali da mettere in luce sono:

Un fenomeno lento e progressivo di redistribuzione della popolazione verso le aree costiere e verso alcuni poli di servizi urbani di gravitazione locale che si riflette anche sulla struttura della popolazione, in termini di densità abitativa, e composizione per classi d’età. Tale tendenza alla mobilità appare giustificata anche dai residenti che sembrano percepire chiaramente la situazione di disagio insediativi, come traspare anche da recenti ricerche basate su interviste;

Un lento processo di devitalizzazione dei centri urbani nelle aree interne, che pure costituiscono un patrimonio storico; ciò avviene attraverso episodi di

a) delocalizzazione di attività di produzione,

b) cessazione di imprese artigiane,

c) decentramento a valle di residenze e servizi alle persone;

Uno sviluppo urbanistico caotico e lesivo degli equilibrio ambientali nelle aree costiere in conseguenza della domanda turistica; ciò ha determinato una forte sottoutilizzazione del patrimonio abitativo, e una crescente esigenza di manutenzione e restauro;

Un’articolazione territoriale della distribuzione che mostra una certa diversificazione produttiva sulla costa e nell’area del Vallo di Diano e una struttura economica dei comuni dell’interno caratterizzata da pochissime attività spesso limitate ai servizi essenziali;

L’emergenza nei comparti diversi dall’agricoltura di significativi episodi di specializzazione produttiva nei settori della trasformazione alimentare, della pelletteria, e dei servizi turistici strutturati.

L’Università di Salerno ha definito per il territorio del Parco una mappa di ambienti socioeconomici omogenei sotto il profilo della composizione della produzione, dell’organizzazione economica, del capitale umano e della dotazione infrastrutturale, che in buona parte consente di `leggere e interpretare` una realtà fortemente differenziata sul piano socio-economico.

Tali ambienti sono i cinque seguenti:

Poli urbani di attrazione locale: è costituito dai comuni di Agropoli, Vallo della Lucania, Sala Consilina e Sapri: unità territoriali ad assetto prevalentemente urbano - caratterizzate da certa ricchezza e vivacità economica, presenza di significative funzioni urbane e buona dotazione di capitale umano - verso cui gravitano attività economiche e popolazione limitrofe.

Ambiente economico costiero a vocazione turistica: aggrega i 14 comuni della fascia costiera, con l’eccezione di Agropoli e Sapri. Sono unità territoriali prevalentemente specializzate nel settore turistico, ma caratterizzate da un livello di sviluppo dell’economia ancora insufficiente. Ciò fa pensare ad una vocazione di sviluppo turistico ancora gravemente frenata da debolezze strutturali nella organizzazione del settore e del territorio.

Ambiente economico di sviluppo produttivo: raggruppa 23 comuni, localizzati nel Vallo di Diano, nell’area contigua alla Piana del Sele e ridosso dei comuni di Agropoli e Vallo della Lucania. Emerge un assetto socio-economico caratterizzato da un modello di sviluppo significativamente orientato verso la produzione, con significativi elementi di vitalità economico-produttiva, che non è dato di riscontrare altrove nell’area.

Ambiente rurale in ritardo di sviluppo: raggruppa 34 comuni concentrati in quattro aree geografiche: settore nord-ovest degli Alburni, settore nord-ovest del Montestella, area interna dei bacini del Lambro-Mingardo e sud del Vallo di Diano. Emerge un assetto socioeconomico caratterizzato da fattori di ritardo di sviluppo, sia in termini di performance, che di vitalità del settore produttivo, cui si aggiunge il dato preoccupante della carenza di alcuni dei principali fattori immateriali dello sviluppo.

Ambiente montano del Cilento interno: aggrega 20 comuni in buona parte montani e collocati geograficamente nel cuore del Parco. Emerge un assetto socio-economico caratterizzato da non marginali elementi di devitalizzazione, di cui l’elevato indice di invecchiamento della popolazione e nello stesso tempo del patrimonio edilizio sono un evidente segnale.

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