Le aree d'intervento



Le aree interessate dall’intervento sono quelle:

di due Parchi nazionali: (Gran Sasso, Majella);

del Parco Regionale Sirente Velino;

della Riserva Naturale Zompo Lo Schioppo;

della Riserva Naturale del Monte Genzana e Alto Gizio

I Parchi insistono sul territorio di 116 comuni (considerando anche i 13 comuni interessati dall’attività di Incoming Abruzzo, partner privato del progetto).

Le caratteristiche socio-demografiche del territorio sono:

lo spopolamento e l'esodo delle fasce più vitali della popolazione verso l’Italia e l’estero;

l’abbandono delle attività tradizionali e la mancata realizzazione, se non in poche aree, di nuove attività vitali;

la perdita di identità e la marginalità economica, sociale e culturale nei confronti di nuovi poli di sviluppo (ad esempio la costa adriatica);

il parziale successo delle politiche per lo sviluppo dei decenni passati e del tentativo di applicare modelli di sviluppo tradizionali non calibrati alla realtà del territorio.

Per i comuni a più alta marginalità, l’istituzione di parchi e riserve rischia di definire “AREE PROTETTE DALLO SVILUPPO” laddove ci si limiterà a porre vincoli e freni alle attività produttive piuttosto che realizzare interventi di :

riqualificazione ambientale, di miglioramento infrastrutturale, d’incentivazione alla crescita economica e di formazione professionale che dovrebbero attenuare o risolvere il cronico stato di isolamento di tali comunità.
Le caratteristiche di svantaggio e di discriminazione degli abitanti dell’area dalle opportunità offerte dal mercato del lavoro sono testimoniate da 25 anni di studi socio-economici.

L’Italia del disagio insediativo: recente studio realizzato da Cresme nel 2000, descrive spopolamento e impoverimento di vaste aree pedemontane, montane e insulari.
Lo studio identifica tre gruppi di comuni particolarmente svantaggiati definiti come:

I contesti deboli: caratterizzati da medio-elevato livello sul mare, basso reddito pro capite, tasso minimo di diplomati, bassissimo livello di occupazione, polverizzazione della produzione;

Il vecchio mondo antico: caratterizzato da aree collinari e montane, bassa densità demografica con popolazione anziana, famiglie piccole, bassa natalità, saldo demografico passivo, basso livello d’istruzione, struttura commerciale polverizzata, offerta turistica non sufficientemente sfruttata, basso livello di reddito;

Le sabbie (poco) mobili: caratteristiche simili al gruppo precedente anche se meno accentuate, il problema in questo caso è la difficoltà di ravvisare punti di forza di tali aree sulle quali far leva per rilanciare lo sviluppo.

L’analisi per comune indica in questo caso che il 60% dei comuni abruzzesi si trovano nelle tre classi caratterizzate da maggiore svantaggio relativo; più in particolare l`8% dei comuni è classificato nel gruppo A, il 28,5% nel gruppo B, e il 24% nel gruppo C. Proprio in questi ultimi due gruppi si trovano i comuni dell’area coperta dal progetto Equal. Alcune elaborazioni di dati Ancitel mostrano la situazione di svantaggio economico in cui versano le popolazioni residenti nelle aree parco.
Si tratta dei seguenti indicatori di ricchezza economica:

Depositi bancari per sportello: il valore medio dell’area si pone intorno ai 21 milioni per sportello, sensibilmente al di sotto della media regionale (31 milioni circa);

Imponibile IRPEF per contribuente: il valore medio per l’area risulta essere di 14 milioni circa contro i 21 della media regionale;

Ricchezza immobiliare privata per abitante: il valore medio dell’area sembra avvicinarsi esattamente alla media regionale (50 milioni circa).

Gli abitanti dell’area mostrano livelli di reddito del 30% circa inferiori a quelli del cittadino abruzzese medio; tali dati sembrano essere confermati da quelli sui depositi bancari. Unica ricchezza di questa popolazione sembra essere il patrimonio abitativo in funzione dell’elevato numero di abitazioni non occupate -oltre il 50% escludendo i grandi comuni- ed in qualche caso isolato, del valore assunto dagli immobili per motivi turistici. L’osservazione delle serie storiche della popolazione evidenzia, negli ultimi 50 anni, una riduzione dei residenti nell’area del 40% circa. Il fenomeno dello spopolamento si è verificato tuttavia con intensità dal dopoguerra agli anni `60, per diminuire negli anni `70, proseguendo fino ai nostri giorni. Tale fenomeno non è stato uniforme neanche dal punto di vista territoriale: i piccoli comuni montani non interessati dallo sviluppo turistico hanno sperimentato un ridimensionamento della popolazione nettamente superiore a quanto avvenuto nel resto della regione. I saldi positivi del tasso di migrazione sono imputabili a quella che viene definita `migrazione di ritorno`. Questa circostanza induce due diverse riflessioni:

Se non accoppiata con saldi positivi di nati-mortalità la migrazione di ritorno genera un invecchiamento della popolazione;

Il flusso di immigrati di ritorno è destinato ad esaurirsi nel corso dei prossimi anni determinando a meno di nuovi motivi di attrazione un ulteriore spopolamento dell’area.

L’elevata montuosità di buona parte dei comuni dell’area ha ridotto le possibilità dello sviluppo di una agricoltura competitiva. La crescita registrata nella PLV in Abruzzo non ha interessato l’area dell’intervento. Qui l’agricoltura viene abbandonata o assume caratteri di marginalità. Ciò è testimoniato anche dall’aumento di superficie boscata e a prati-pascoli e da una drastica riduzione d’allevamento estensivo. Il 95% delle aziende dell’area risulta sotto i 10 ha, il che testimonia il ruolo marginale e complementare del settore nella produzione del reddito. La polverizzazione del sistema agricolo viene confermata dalla conduzione diretta delle aziende e dal relativo utilizzo di lavoro familiare. La lunga tradizione agricolo-pastorale dell’area ha dato vita a numerose produzioni tipiche; queste presentano tuttavia problemi di: riconoscibilità, valorizzazione, commercializzazione, impossibilità di realizzare produzioni sufficienti a eventuali aumenti della domanda. L’agriturismo, che grazie al grande valore ambientale dell’area potrebbe rappresentare una possibile fonte di reddito integrativo, non viene sfruttato in tutta la sua potenzialità per mancanza di una cultura dell’ospitalità e delle nuove capacità professionali richieste dal mercato.

Anche il settore secondario mostra una forte dualità tra aree con grande tradizione artigianale ed industriale - i centri comprensoriali di pianura dell’Aquila, Sulmona, Avezzano, e le altre aree montane in cui il settore è pressoché assente. Il settore a maggiore diffusione è quello agroalimentare. Seguono i settori della chimica, della metalmeccanica, della gomma, e delle calzature. Per quanto riguarda la dimensione si rileva: la grande polverizzazione delle imprese e la presenza di poche aziende capital intensive. La presenza di piccole imprese familiari favorisce il radicamento sul territorio e la qualità del prodotto ma comporta problemi di capitalizzazione, di competitività, di modesta forza di contrattazione, di scarsa programmazione, di basso profilo formativo del management. Inoltre tali aziende non producono effetti significativi nell’indotto industriale, anche se si può notare un certo ricorso al contoterzismo.

Il settore dell’artigianato mostra uno scarso ricambio generazionale anche per la mancanza di un processo di formazione professionale integrato con la realtà produttiva. Tra i settori più importanti si ricordano la ceramica, il rame, il ferro battuto, la pietra, il mobile, tessuti e merletti, e l’oreficeria. E’ particolarmente avvertita la crisi del settore edilizio, molto importante per la diffusione del settore e per la dimensione media d’azienda. Sarebbe auspicabile un reindirizzo del settore verso attività di ripristino e miglioramento del patrimonio artistico ed abitativo esistente.

Il settore turistico si presenta in modo episodico e stagionale, concentrato presso alcune località che dispongono di attrezzature per il turismo neve; risultano sinora scarsamente utilizzate le enormi potenzialità offerte dal turismo verde e più in generale dai nuovi turismi interessati al contatto con la natura, alla qualità ambientale, al recupero delle tradizioni tipiche (dalla gastronomia all’artigianato). In questo senso, l’offerta è carente sia sotto l’aspetto culturale e delle professionalità che per la disponibilità di strutture ricettive e complementari idonee. La realtà delle attività commerciali appare frazionata in molti comparti con numerose piccole attività situate in comuni marginali con scarsi margini di guadagno e fatturato; mentre altre mostrano un forte legame con le attività turistiche, la grande distribuzione risulta in forte crescita nei centri comprensoriali senza tuttavia favorire la penetrazione commerciale dei produttori locali.

In conclusione le caratteristiche socio demografiche salienti possono quindi essere sinteticamente espresse nel modo seguente:

Sotto il profilo demografico
Bassa densità demografica 1/-3 di quella media regionale;

Centri urbani di piccole e piccolissime dimensioni (sotto i 1000 abitanti)

Persistente saldo migratorio negativo

Elevati indici di invecchiamento

Saldo naturale negativo

Sotto il profilo economico
Tasso di attività inferiore di circa il 30% alla media regionale;

Tassi di disoccupazione superiori alla media regionale;

Forte pendolarismo;

Tasso di attività femminile pari al 40% della media regionale.

Sotto il profilo territoriale
Basso livello di infrastrutturazione viaria e di servizi;

Elevata aliquota del patrimonio immobiliare, in larga parte anche di valore storico culturale, non occupato (oltre il 40%);

Elevata disponibililtà di risorse ambientali favorevoli allo sviluppo del turismo verde.

In questa area si registrano tuttavia anche opportunità di sviluppo:

progressivo innesco di attività legate alla gestione del parco e del patrimonio ambientale in genere;

significativi episodi di nascita di nuove professioni e nuove attività;

propensione dei giovani a rimanere per attivare iniziative imprenditoriali eco compatibili;

successo delle Leggi Regionali sui piccoli incentivi per attività eco compatibili legate alla microricettività e all’artigianato tradizionale;

progressiva diffusione del recupero del patrimonio edilizio.

Torna Su